Imprinting



Non è facile scegliere un posto che mi ha colpito o mi è rimasto impresso, ho avuto la fortuna di poter viaggiare molto e di posti belli ne ho visti tanti, anche se spesso da profano; per questo ho scelto di parlare di un paesino tra le colline toscane, in cui tornavo sempre d'estate quando ero piccolo, un luogo familiare, Sarteano.

Un piccolissimo borgo medievale  in provincia di Siena caratterizzato da un castello che ne domina la figura sulla collina.
I miei nonni hanno una casa nella piazza centrale del paese da ormai tantissimi anni ed io fino all'età di dodici, tredici anni ho passato la maggior parte delle mie estati lì. Prima ancora di arrivare in paese la cosa che mi ricordo benissimo sono i numerosi tornanti fatti in macchina e proprio nell'ultimo mi ricordo una parete rocciosa a forma di teschio, ormai coperta dalla vegetazione, che da piccolo mi incuriosiva molto.

La casa si trova all'ultimo piano di un edificio vecchio della piazza e si incastra con edifici più bassi e rovinati, mai ristrutturati. Da piccolo ovviamente essere l'osservatore più alto di questa scena eterogenea mi piaceva e passavo molto tempo a osservare le persone al bar sotto, o il via vai del macellaio di fronte, i signori che uscivano dall'edicola con il giornale e puntualmente ogni ora il campanile del municipio suonava...
Ogni anno verso ferragosto, come in tutte le contrade della zona, a Sarteano si organizza il "saracino", che riprende la giostra di Arezzo, e io lo attendevo come tutto il paese perchè era un momento di vero divertimento ai tempi e riuniva sulla via principale tutti gli abitanti. Il paese veniva praticamente chiuso per i preparativi già una settimana prima e tutto diventava una grande pista ciclabile, e fu proprio uno di questi giri in bicicletta che mi fece notare una cosa che poi ho capito veramente solo un paio di anni fa quando ci sono tornato, che Sarteano si è evoluta solamente lungo la via principale e la piazza centrale.

Via di Fuori (il nome della via che taglia il paese) e Piazza XXIV Giugno sanciscono realmente il confine di dove siano arrivati i tempi moderni, infatti dalla piazza partono vicoli strettissimi con palazzi arroccati che creano vere e proprie fessure in cui si cammina in non più di due persone affiancate. Questo scenario dà l'idea di un insieme di volumi molto diversi che devono convivere e si stringono fra loro per far posto ad un eventuale terzo; il tutto avviene su quote diverse, infatti da quando ne ho memoria Sarteano appare un paese sempre in salita e sembra come se questi volumi rampassero verso una ideale cima.
Nella piazza questa differenza di altezze si percepisce poiché ci sono volumi che spuntano dal terreno a causa dell'abbassamento di quest'ultimo, creando addirittura uno spazio per un teatro, ma nel cuore del paese, in vie quasi claustrofobiche, si può camminare per molto senza trovare un appiglio all'orizzontalità anzi molte forme si adagiano sull'inclinazione del territorio facendo passare quasi inosservata la salita se non fosse per lo sforzo fisico.
Ad una vista d'insieme gli edifici assomigliano a prismi smussati, storti o rotti che si incastrano in una grande tavola obliqua ma non è una cosa che si nota da bambini e per fortuna, spinto dalla gola per un ristorante locale, due estati fa sono ripassato per il paese.


Pensandoci nel progettare sono sempre stato attratto da lotti con quote molto diverse ed ho sempre cercato di far spiccare qualcosa da schemi che si adattano al territorio e lo assecondano. L'anno scorso questa ricerca ha avuto riscontro in un progetto seppure fosse probabilmente nel mio subconscio visto che io stesso me ne sono reso conto in questi giorni di averla perseguita.
Questa idea di volumi che si incagliano nel terreno potrebbe essere vista non tanto quanto la struttura esterna che si impone sul territorio, ma da un punto di vista degli spazi interni e quindi zone con funzioni diverse che si innestano all'interno dell'edificio magari in una discesa interna però è molto vaga come idea.



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